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Comunicato stampa dell’ISS n. 18/2011 – Rischio esposizione all’alcol già nel pancione per oltre 7 bimbi su 100, in gravidanza non si conosce quantità tollerata

9 settembre 2011

Rischio esposizione all’alcol già nel pancione per oltre 7 bimbi su 100, in gravidanza non si conosce quantità tollerata

Primo studio italiano sul rischio dell’esposizione alle bevande alcoliche assunte dalla mamma nei 9 mesi. Ricerca coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità che celebra la Giornata internazionale della consapevolezza sulla sindrome fetoalcolica per facilitare la diagnosi. Obiettivo informare le donne ma anche sensibilizzare i ginecologi, i neonatologi e i pediatri. Pronta la guida per aiutare i medici nella diagnosi.

Garaci,“Non sappiamo la quantità di alcol che non presenta rischi per il nascituro perciò zero alcol in gravidanza e zero alcol quando si decide di avere un figlio e si iniziano i tentativi per averlo”.

L’Istituto Superiore di Sanità in occasione della prima Giornata internazionale della consapevolezza sulla sindrome feto-alcolica presenta la “Guida alla diagnosi dello spettro dei disordini feto-alcolici” e un nuovo studio multicentrico di prossima pubblicazione condotto attraverso un biomarcatore messo a punto dagli stessi ricercatori dell’Istituto, l’etilglucuronide che ha rivelato l’esposizione dei neonati all’alcol materno nel nostro Paese.
“Lo studio dell’ISS ha rivelato che il 7.6% dei neonati italiani sono esposti all’alcol materno. Noi non sappiamo quale sia la quantità di alcol che si possa assumere in gravidanza senza rischi e perciò indagini come questa sono estremamente importanti nel campo della prevenzione e della tutela della salute neonatale – afferma il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Enrico Garaci – perché permettono di far luce su un fenomeno sommerso come quello delle patologie pediatriche sviluppate in relazione all’assunzione di bevande alcoliche durante la gravidanza. In Europa infatti – dice il Presidente Garaci – si hanno pochissimi dati sui disordini feto-alcolici, questo nostro studio è fra i primi e ha coinvolto anche la Spagna. A Barcellona i dati hanno rivelato addirittura il 45% di esposizione neonatale. L’obiettivo di questa giornata è soprattutto l’informazione, alle donne prima di tutto sia quelle in gravidanza che quelle che decidono di avere un figlio che la quantità di alcol in questo periodo deve essere pari a zero”.

Attraverso l’etilglucuronide, infatti, è stato possibile rilevare immediatamente l’esposizione alcolica dei neonati attraverso l’analisi del meconio, le prime feci del neonato. Lo studio, che sarà pubblicato sul prossimo numero di ACER (Alcoholism: Clinical and Experimental Research) è stato effettuato dall’ISS in collaborazione con 7 neonatologie di diversi ospedali italiani. “E’ un risultato di fondamentale importanza – sottolinea Simona Pichini dell’ISS, coordinatrice del gruppo di ricercatori coinvolti nello studio – poiché finora la diagnosi dei disordini feto-alcolici era affidata all’interpretazione e all’esperienza del medico. L’etilglucuronide, metabolita non ossidativo dell’etanolo, permette invece di individuare immediatamente e con certezza neonati esposti prenatalmente all’alcol”. Il gruppo di studio, capeggiato dalla dottoressa Pichini ha messo in luce che c’è un consumo di alcol in gravidanza sottostimato o non riconosciuto da parte delle donne che partoriscono: l’analisi sul meconio di 607 neonati, infatti, ha rivelato un’esposizione media del 7.6% di neonati, con una distribuzione nelle diverse città campione dello studio molto diversificata: da uno 0% nella neonatologia di Verona ad un 29% nella neonatologia dell’Umberto I di Roma.

Una diagnosi precoce, inoltre, può essere molto utile per individuare possibili rischi e agire tempestivamente. “I neonati devono avere un follow-up specifico – spiega Simona Pichini – perché ancora non si sa che percentuale di loro svilupperà una sindrome feto alcolica e quanti di loro svilupperanno uno spettro di disordini feto alcolici. Si tratta principalmente di problemi neurologici, neuromorfologici, problemi di sviluppo cerebrale, disabilità serie. La sindrome di iperattività e deficit di attenzione, per esempio, è uno dei disordini che potrebbe manifestarsi nell’ambito di un’esposizione del feto all’alcol”. Proprio per aiutare i medici, neonatologi e pediatri, è stata pubblicata dall’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’ISS la “Guida alla diagnosi dello spettro dei disordini feto alcolici”. Una guida schematica che aiuta a diagnosticare la sindrome feto-alcolica (FAS) e lo spettro dei disordini feto alcolici (FASD), due patologie di difficile diagnosi secondo quanto evidenziato in uno studio pubblicato dall’ISS su BMC Pediatrics nel giugno 2011.

In questo studio,i circa 250 pediatri e neonatologi che hanno partecipato allo studio hanno ammesso di sapere poco di questi disturbi e di saperli poco diagnosticare anche per la carenza di formazione universitaria. Poco si indaga sul consumo di alcol in gravidanza, mai in maniera sistematica e i neonatologi e pediatri che hanno partecipato a questa indagine ritengono un utile strumento di lavoro avere a disposizione delle linee guida per la diagnosi di FAS e FASD. Da qui l’idea di produrre questa pubblicazione.
La Guida contiene tutte le informazioni necessarie per effettuare uno screening di base per lo spettro dei disordini feto-alcolici, includendo la Sindrome Feto-Alcolica (Fetal Alcohol Syndrome, FAS), la FAS parziale, i Disordini dello Sviluppo Neurologico Alcol-
correlati (Alcohol-related Neurodevelopmental Disorders, ARND) ed i Difetti Congeniti Alcol-correlati (Alcohol-related Birth Defects, ARBD). Presenta inoltre la più recente bibliografia internazionale sull’argomento, i nomogrammi di peso, altezza, accrescimento e della lunghezza della rima palpebrale relativi ai bambini italiani.

Già nel 1999, in Canada, un gruppo di genitori che aveva adottato bambini affetti dallo spettro dei disordini feto alcolici decise che il 9 Settembre di ogni anno avrebbe ricordato al mondo che durante i nove mesi di gravidanza è bene astenersi dal bere alcolici per la salute del nascituro. L’iniziativa fu raccolta dalla Nuova Zelanda, dove il 9 settembre del 1999 alle ore 9.09, la campana della chiesa metodista di Auckland suonò nove rintocchi per celebrare la prima giornata di consapevolezza sulla sindrome feto-alcolica.
Quest’anno, l’Istituto Superiore di Sanità vuole porre l’accento sulla giornata del 9 settembre con una serie di iniziative: una conferenza per sensibilizzare ed informare le donne sui rischi della sindrome feto alcolica e per presentare la “Guida alla diagnosi dello spettro dei disordini feto-alcolici” prodotta dall’ISS.

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