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I rappresentanti della ginecologia italiana incontrano il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin

9 luglio 2013

SIGO e AOGOI chiedono al Ministro la proroga dell’obbligatorietà assicurativa
Le compagnie fuggono dal settore e i premi assicurativi per i ginecologi non sono più sostenibili

Lorenzin: massimo impegno e disponibilità, siamo al lavoro per individuare le soluzioni più idonee a risolvere le problematiche della categoria

Una delegazione composta dal Presidente Aogoi Vito Trojano, dal Segretario Nazionale Antonio Chiàntera, dal Presidente Sigo Nicola Surico e dal collega ginecologo, On. Benedetto Fucci, Segretario della Commissione Affari Sociali della Camera, è stata ricevuta il 4 luglio scorso dal Ministro della Salute.
Obiettivo dell’incontro “stabilire un rapporto diretto con il Ministero per avviare un percorso comune all’insegna del confronto e dell’operatività sulle problematiche della categoria”. Responsabilità professionale, contenzioso, medicina difensiva, assicurazioni sono tutti temi interconnessi che possono essere risolti solo lavorando in sinergia con le società scientifiche, hanno ribadito i ginecologi. Da parte sua il Ministro ha offerto “la massima disponibilità a individuare insieme ai rappresentanti delle società scientifiche le soluzioni più idonee ad affrontare e risolvere i problemi. Sono a disposizione della categoria – ha detto Lorenzin – Come Ministro e come donna sono sensibile ai temi della salute femminile e alle istanze che provengono dai ginecologi, i medici della donna” e ha accennato ad alcune iniziative che intende avviare o potenziare, come la messa in rete di centri di riferimento d’eccellenza per patologie femminili (ospedali della donna).
Trai temi affrontati nel corso dell’incontro, uno spazio particolare hanno avuto le problematiche assicurative. “L’avvicinarsi della scadenza del 13 agosto, data in cui scatterà l’obbligo di copertura assicurativa degli esercenti le professioni sanitarie, preoccupa fortemente la nostra categoria” hanno detto i ginecologi chiedendo una proroga di questo termine e l’impegno del Ministero a risolvere il problema assicurazioni.
“Conosco bene la gravità delle problematiche assicurative e siamo all’opera per trovare una soluzione – ha assicurato il Ministro. È un problema grave per tutti i medici, e in particolare per le categorie più a rischio, come i ginecologi e gli ortopedici”. “Abbiamo aperto dei tavoli su responsabilità professionale e assicurazioni, con l’ANIA, e inoltre sono al vaglio delle strutture ministeriali competenti una serie di misure per colmare varie lacune anche con il coinvolgimento del Ministero per lo sviluppo economico”. Il Ministero inoltre ha avviato dei contatti anche con alcuni broker assicurativi stranieri specializzati in RC sanitaria e sta valutando alcune esperienze positive di altri Paesi che potrebbe fungere da modello di riferimento.
Tra i primi passi a riguardo, hanno sottolineato i ginecologi, è necessario fissare quanto prima un tetto minimo e massimo ai risarcimenti ed equiparare le tabelle di indennizzi nelle varie Regioni. Importante inoltre valutare anche le esperienze di autoassicurazione (Fondi regionali) avviate da alcune Regioni, come Piemonte ed Emilia Romagna.
Altri punti al centro dell’incontro quelli connessi alla responsabilità professionale: “Bruciamo denaro su due altari, quello della medicina difensiva e del contenzioso medico legale, con i costi dei tribunali” hanno detto i ginecologi ribadendo il diritto “a lavorare con serenità senza il fantasma della Procura della Repubblica in sala parto”. In tempi di crisi come questa, la medicina difensiva e il contenzioso medico legale fanno sprecare miliardi, denaro sufficiente a fare una finanziaria. Ma se il problema della responsabilità
medica non verrà affrontato a livello legislativo il fenomeno non verrà mai risolto”. I tagli cesarei sono un esempio emblematico di medicina difensiva e anche misure come l’equiparazione dei costi tra parto naturale e cesareo fatta dalla Regione Lombardia si sono dimostrate deludenti in termine di riduzione di Tc. Per disinnescare il meccanismo perverso del contenzioso occorre affrontare con forza la colpa medica, a partire dall’articolo 3 della Legge Balduzzi.

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