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La SIGO: “Sbagliato incentivare il parto in casa”

14 maggio 2014

Uno studio britannico ridimensiona il rischio di concludere la gravidanza tra le mura domestiche

 

LA SIGO: “SBAGLIATO INCENTIVARE IL PARTO IN CASA”

Il prof. Scollo: “I rimborsi spese previsti dalla Regioni Lazio per tutelare questa scelta non si basano su criteri scientifici. Siamo pronti a collaborare per trovare soluzioni alternative”

 

Roma, 14 maggio 2014 – “Il parto in casa è una procedura difficile da gestire, che non rispetta i moderni requisiti di sicurezza e non risponde neanche a una logica economica. La decisione di alcune Regioni italiane, ultimo il Lazio, di sostenere questa scelta di coppia con un rimborso spese non ha basi scientifiche e può portare a situazioni pericolose. Nei Paesi del Nord Europa, quando una donna decide di partorire tra le mura domestiche, fuori dalla porta di casa viene parcheggiato un centro mobile di assistenza che rimane a disposizione per tutto il travaglio. Inoltre, viene riservato un posto nell’ospedale più vicino. Senza queste fondamentali precauzioni, dare alla luce un bambino in casa diventa estremamente rischioso. Anche il parto all’apparenza più tranquillo può tramutarsi dunque, da un momento all’altro, in un’emergenza. Il nostro Paese non è pronto per questa pratica”. Commenta così il prof. Paolo Scollo, Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), lo studio del Servizio sanitario britannico (NICE) sul parto domestico: secondo gli esperti di Sua Maestà, una volta soddisfatti alcuni requisiti fondamentali, i rischi di mettere al mondo un figlio in casa sarebbero equivalenti a quelli ospedalieri. “Innanzitutto, le donne dovrebbero essere under30, già madri, senza malattie esterne e con una gestazione perfetta – aggiunge il prof. Scollo –. Come SIGO ci stiamo battendo da anni per la chiusura dei punti nascita che rimangono sotto i 500 parti l’anno: la scelta delle Regioni che prevedono il rimborso spese percorre esattamente la strada opposta, parcellizzando in modo esponenziale i punti nascita, che diventerebbero difficilmente controllabili. Inoltre, con una logica anti-economica: i risparmi si hanno se concentri i parti in meno strutture. Chiediamo quindi ai Governatori di fare un passo indietro: come Società scientifiche che riunisce tutti i ginecologi italiani siamo pronti a collaborare per trovare soluzioni più idonee alla realtà del Paese, senza seguire tendenze che non ci appartengono”. 

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