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Il ricordo del Prof. Edoardo Valli di Domenico Arduini

Cari colleghi,

vi scrivo questa lettera perché immagino abbiate già saputo della perdita di un nostro collega colpito dal flagello del Covid, che dopo una strenua resistenza durata circa un mese, è deceduto. Il Magnifico Rettore ha inviato a tutti noi un commovente ricordo, che ripercorre le tappe salienti della sua vita accademica e dà anche un contorno umano alla sua figura.
Io ho deciso di aggiungermi, come non sarebbe prassi, alla sua nota, poiché ritengo giusto che anche voi abbiate la possibilità, pur tardiva, di conoscere veramente Edoardo Valli, nel suo aspetto umano oltre che di ricercatore e di accademico.
Questo perché Edoardo era una persona estremamente schiva, che non amava comparire e che, invece, desiderava poter lavorare indisturbato nel silenzio della sua etica e con il conforto della sua coscienza.
Edoardo era un lavoratore indefesso che non faceva mai pesare la sua fatica, era un uomo di una illimitata disponibilità, che metteva a disposizione dei suoi colleghi e delle sue pazienti. Entrambi lo adoravano e ne sono testimonianza le attestazioni di affetto che stiamo tutti ricevendo per lui.
Era un uomo estremamente riservato che teneva per sé i suoi problemi dai quali, come tutti, siamo assaliti. mai una sola volta ha avuto un momento di difficoltà legato ad eventi estranei alla sua professione.
Era un uomo che ha dato sempre tanto agli altri ed al quale ci si poteva assolutamente affidare. Era l’uomo che risolveva il problema dell’ultimo minuto, che permetteva da un lato al collega di anticipare la partenza tanto agognata e dall’altro affidava, mai geloso, ad altro ricercatore il frutto delle sue intuizioni per poterle presentare nelle occasioni congressuali.
Era l’uomo che non si tirava mai indietro di fronte al caso clinico ma che, ancora più importante nella nostra professione ricca di tanti pressapochisti, sapeva dove fermarsi. Lì emergeva la sua grandezza nella sua umiltà che lo portava, per il bene supremo della paziente che a lui si affidava, a chiedere il supporto ad altri che riteneva a lui superiori e più esperti su quello specifico problema.
Non era l’uomo presenzialista, tipico della parte deteriore dell’Università, nella quale si confonde la quantità con la qualità della presenza. Era invece quello che ne rappresentava la vera essenza e quello che dà, nel silenzio dei laboratori, biblioteche, reparti, la vera forza speculativa che permette di raggiungere grandi obbiettivi. Era concreto, non di immagine, rappresentava, come tanti altri silenziosi colleghi, la struttura nobile della nostra missione.
Non era l’uomo di quell’Accademia che confonde i titoli onorifici od incarichi vari, con la convinzione che quanto si è più ricchi di riconoscimenti, chiaramente da non condividere, tanto più si è accademici di successo.
Era l’uomo amato dai discenti a lui affidati, che conduceva, con mano leggera, attraverso i difficili labirinti della nostra professione. Insieme rivedevamo le tesi che venivano elaborate sotto la sua direzione ed aveva sempre una parola positiva nei riguardi dei suoi studenti.
Era l’uomo amato dai collaboratori, medici, ostetriche ed infermieri, con i quali condivideva i suoi dubbi, di cui era ricchissimo, e le sue convinzioni, delle quali invece era estremamente parco e povero.
Era l’uomo della partecipazione, della condivisione, della discussione costruttiva.
Era l’uomo con il quale ognuno avrebbe voluto collaborare.
È l’uomo che mi ha insegnato molto nei lunghi anni che abbiamo trascorso insieme al S.Eugenio, al Fatebenefratelli e poi alla Santa Famiglia, al quale ho cercato di dare tutto quello che potevo, con i limiti delle mie possibilità, per cui non ho potuto dare molto, ma che invece ha ripagato donando tutto sé stesso alla sua Università.
Di fronte all’immane tragedia che lo ha colpito, ho ho avuto un’ennesima conferma, assieme a tutti i miei collaboratori, cosa abbiamo perduto. Nel suo necrologio, che abbiamo scritto oggi, abbiamo terminato con: “Buon viaggio Edo” poiché questa frase sintetizza il nostro dolore nell’aver perso un amico, ma contiene la speranza che il suo vero viaggio lo possa portare là ove desiderasse andare, accompagnato sempre dall’affetto e dal ricordo di tutti noi.

Domenico Arduini

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